
Gaio[1] Giulio Cesare (latino: Gaius Iulius Caesar; IPA: 'gai.us 'jul.ius 'kae.sar; nelle epigrafi C·IVLIVS·C·F·CAESAR; Roma, 12 luglio 100 a.C.-Roma, 15 marzo 44 a.C.) fu un generale e un dittatore della Repubblica romana. E' considerato uno dei più grandi personaggi della storia.
Ebbe un ruolo cruciale nella transizione del sistema di governo dalla forma repubblicana a quella imperiale. Le sue conquiste militari in Gallia Transalpina estesero il dominio della Repubblica fino all'Atlantico e al Reno. Portò gli eserciti romani ad invadere per la prima volta la Britannia, nel 55 a.C..
La spartizione del potere con Gneo Pompeo Magno e Marco Licinio Crasso (Primo Triumvirato) segnò l'inizio della sua ascesa. Alla morte di Crasso (Carre, 53 a.C.), Cesare si scontrò con Pompeo e la fazione degli Optimates per il controllo dello stato. Di ritorno dalla Gallia, guidando le sue legioni attraverso il Rubicone («Alea iacta est»), Cesare scatenò nel 49 a.C. la guerra civile, che lo consacrò capo indiscusso di Roma: sconfisse Pompeo a Farsalo (48 a.C.) e successivamente gli altri Ottimati, tra cui Catone Uticense, in Africa e in Spagna. Divenuto dittatore a vita, diede inizio a un processo di radicale riforma della società e del governo di Roma, riorganizzando e centralizzando la burocrazia repubblicana. Il suo operato provocò la reazione dei conservatori, finché un gruppo di senatori capeggiati da Marco Giunio Bruto non cospirò contro di lui, uccidendolo, alle Idi di Marzo del 44 a.C.. Nel 42 a.C., appena due anni dopo il suo assassinio, il Senato lo santificò ufficialmente elevandolo a divinità. L'eredità riformatrice e storica di Cesare venne quindi raccolta da Ottaviano Augusto, suo nipote e figlio adottivo.